Indice
- 1 Kapalabhati: di cosa si tratta e da cosa deriva il nome
- 1.1 Kapalbhati: posizioni preliminari
- 1.2 Durata del Kapalabhati
- 1.3 Effetti fisici del Kapalabhati: il respiro
- 1.4 Effetti fisici del Kapalbhati: i muscoli dello stomaco
- 1.5 Effetti fisici del Kapalabhati: il controllo dei muscoli
- 1.6 Il Kapalabhati aumenta l’efficienza della respirazione
- 1.7 Il Kundalini: un potere nascosto
- 1.8 Precauzioni per il Kapalbhati
Kapalabhati: di cosa si tratta e da cosa deriva il nome
La tecnica del Kapalabhati è legata al processo di respirazione, ma non è un tipo di pranayama. Alcuni sadhaka però pensano che lo sia e studiano il Kapalabhati come se stessero studiando un tipo di pranayama. Tuttavia, il processo di pulizia della trachea è uno dei shuddhikriyas. La parola Kapalabhati è composta da due parole: kapal significa cranio (qui il cranio comprende anche tutti gli organi al suo interno) e bhati significa splendente, illuminante. Gli organi sotto il cranio, principalmente il cervello e il cervelletto, sono influenzati in maniera buona da questa tecnica.
Kapalbhati: posizioni preliminari
Poiché il Kapalabhati è legato alla respirazione, va eseguito stando seduti in padmasana. I muscoli dello stomaco dovrebbero muoversi liberamente in questo processo. Questa libertà non può realizzarsi da seduti o mentre si dorme, quindi il processo può essere eseguito nel migliore dei modi solo stando seduti utilizzando la posa dhyana.
La padmasana è un asana molto adatto per la posa dhyana, quindi questo processo deve essere eseguito stando seduti in padmasana. Questa posa può essere eseguita anche da seduti in Swastikasan o Vajrasan, ma rispetto alla padmasana, questi asana non sono così importanti. La posa del corpo durante la padmasana è essenziale per il Kapalabhati.
Abbiamo visto all’inizio che il Kapalabhati non è un tipo di pranayama, ma è un processo limitato al Pooraka e al Rechaka svolti in maniera tipica; in questo caso il Kumbhaka non è incluso. Inoltre, viene data una maggiore importanza al Rechaka rispatto al Pooraka. Infatti, il Rechaka eseguito in un modo specifico rappresenta il processo principale del Kapalabhati.
Il Rechaka, dunque, è il processo più importante nel Kapalabhati. Il Rechaka deve essere eseguito per mezzo di una spinta ottenuta con l’aiuto dei muscoli dello stomaco. Il diaframma e i muscoli dell’addome si devono spostare violentemente e l’aria deve essere espirata con l’aiuto di questo movimento. Quindi, il Rechaka non è un processo prolungato e all’interno di questo non viene espirata più aria. Nella vita di ogni giorno, espiriamo circa 500-600 cc di aria attraverso il processo di espirazione. Durante il Kapalabhati, espiriamo circa da 40 a 50 cc di aria in più, arrivando cioè a 550-650 cc di aria che poi verrà espulsa.
Quando viene eseguito il Rechaka, dopo la spinta, i muscoli dell’addome e del diaframma si rilassano, quindi l’aria viene automaticamente inalata: questo minimo Pooraka è previsto per il processo. Tuttavia, un Pooraka e un Rechaka non costituiscono ancora un ciclo di Kapalabhati.
Come deve essere eseguito un ciclo o rotazione di Kapalabhati
1) Continuate a respirare gradualmente, mentre restate seduti in padmasana.
2) Inspirate e iniziate ad eseguire il processo descritto sopra. Ciò significa che otterrete un Rechaka forte, un Pooraka naturale, poi ancora un Rechaka forte e un Pooraka naturale.
3) Continuate ad eseguire rapidamente questo ciclo in maniera ritmica.
4) Eseguite più cicli possibile e poi continuate a respirare gradualmente. Tutti questi processi sono inclusi in un ciclo di Kapalabhati.
Durata del Kapalabhati
In un ciclo di Kapalabhati, sono necessari dei Rechaka veloci seguiti da dei Pooraka. Entrambe le azioni sono così rapide che la durata non può essere determinata definitivamente. Tuttavia, dopo aver studiato il processo minuziosamente, si può dire che la durata del Pooraka e del Rechaka insieme è di circa mezzo secondo: sono necessari circa tre quarti del tempo per il Rechaka e un quarto per il Pooraka.
Naturalmente, questo è solo per dare un’idea, ma la valutazione non è perfetta e non può essere rigorosamente rispettata. Nessuno degli antichi yoga in sanscrito descrive come debbano essere eseguiti i cicli di Rechaka e Pooraka in un ciclo di Kapalabhati. Quando il processo può essere eseguito in modo ordinato, il Pooraka e Rechaka devono essere eseguiti per almeno 21 volte in un ciclo di Kapalabhati. Questi tre cicli possono essere eseguiti in una sola seduta. Quando viene raggiunto questo risultato, poi le ripetizioni nell’ambito di un ciclo possono essere aumentate. Ognuno dovrebbe aumentare le ripetizioni a seconda della sua capacità individuale e della forza.
Effetti fisici del Kapalabhati: il respiro
Nel processo del Kapalabhati, non è previsto un Rechaka prolungato. Quindi, non viene inalata più aria nei polmoni. Pertanto, non si può dire che sia assorbito più ossigeno per migliorare la circolazione sanguigna. In generale, viene inalata un po’ di aria in più rispetto a quella della normale respirazione (circa 500-600 CCS in più).
Effetti fisici del Kapalbhati: i muscoli dello stomaco
Ma la cosa più importante del processo è il particolare movimento dei muscoli dello stomaco, che è l’anima del processo. Eseguire il Rechaka in questo modo non comporta il movimento della gabbia toracica. D’altra parte, i muscoli tra le costole vengono tenuti in tensione durante l’esecuzione del ciclo completo di Kapalabhati. In altri tipi di respirazione, questi muscoli rimangono tesi solo durante l’inspirazione. Durante il Kapalabhati, questi muscoli restano così per tutto il processo e i nervi vengono tirati verso l’alto. Questo facilita il movimento libero dei muscoli dello stomaco, così come di quelli del diaframma. Ciò non significa che i nervi non si muovano affatto. Un po’ di movimento c’è, ma è così lieve che non si nota nemmeno.
Effetti fisici del Kapalabhati: il controllo dei muscoli
Nel processo di Kapalabhati, l’aria viene espulsa attraverso il naso dopo una spinta. Quindi, non è necessario chiudere le narici come nell’Ujjayi Pranayama. Nel processo di respirazione, generalmente i muscoli del diaframma non possono essere controllati. Generalmente sono controllati dal sistema nervoso involontario. Nel processo di Kapalabhati, questi muscoli effettuano un movimento molto più rapido del normale. Questi muscoli sono molto importanti nel processo di respirazione e la loro efficienza viene aumentata con tale movimento.
Il Kapalabhati aumenta l’efficienza della respirazione
La costanza nel movimento nel Kapalabhati porta ad esercitare i muscoli che sono utilizzati per la respirazione, aumentando la loro efficienza. Inoltre, una certa pressione d’aria viene creata nel processo: questa aiuta a rimuovere lo impurità nella trachea. Un forte Rechaka con l’aiuto minimo di un Pooraka spinge le impurità in avanti fino all’espulsione completa dal corpo. Durante l’esecuzione di un Rechaka forte, si crea una maggiore pressione: l’effetto della spinta del Rechaka serve anche ad aumentare l’efficienza del cervello e del sistema nervoso.
Il Kundalini: un potere nascosto
Il Kundalini è un potere che risiede vicino alla Muladhar Chakra, vicino al basso addome. Le spinte del Kapalabhati risvegliano questo potere: ciò significa che il centro delle fibre nervose presenti in quel punto viene colpito e questo potere inizia a salire la Sushumna Nadi.
Precauzioni per il Kapalbhati
Per una persona comune, 120 ripetizioni al minuto ovvero due al secondo è il rapporto ideale per i cicli di Kapalabhati. Un Sàdhaka può andare anche al di sopra del livello raggiunto da una persona comune, arrivando fino a 200 ripetizioni, ma non è consigliabile aumentare il numero soprattutto all’inizio.
I pazienti affetti da problemi di cuore o problemi ai polmoni dovrebbero praticare il Kapalabhati sotto la supervisione di una guida esperta. Coloro che soffrono di malattie della circolazione sanguigna devono svolgere il processo con molta attenzione, preferibilmente controllate da una guida. Ricordiamo che, prima di studiare il pranayama, è necessario aver praticato il Kapalabhati almeno per 2/3 volte, in modo da poter utilizzare in modo efficace il pranayama.
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