Ujjayi pranayama viene spesso tradotto come il respiro vittorioso, non perché porti a vincere qualcosa, ma perché nella sua pratica viene richiesto di espandere al massimo il torace verso l’esterno e di mettere in pratica un atteggiamento tipico dei guerrieri. Esistono anche altre interpretazioni che leggono il pranayama ujjayi come l’unione del prefisso ud che significa elevare e la parola jaya che è una forma di saluto tradizionale indiana. Il termine andrebbe quindi a significare tutto quello che si esprime ad alta voce caratterizzando quindi un tipo di respirazione particolarmente rumorosa.
Solitamente il pranayama ujjayi viene praticato mantenendo la posizione del loto, quindi seduti con le gambe incrociate e la schiena ben dritta, cercando di sciogliere le braccia sulle ginocchia. Il bacino è leggermente inclinato in avanti, per far sì che la regione lombare acquisti una posizione leggermente curva. Le basi delle mani devono quindi appoggiarsi alle ginocchia ed è preferibile tenere le braccia abbastanza tese e rigide, anche se la posizione del loto solitamente non lo prevede. Le dita vengono portate in jnana mudra, ovvero il pollice incontra l’indice della mano in posizione meditativa.
Raggiunto uno stato meditativo adeguato, iniziamo a contrarre i muscoli che risiedono alla base del collo in modo da ostruire parzialmente la glottide, ovvero il segmento della laringe legato alla regione posteriore del cavo della bocca. Frizionando l’aria sulle pareti della laringe viene provocato un suono molto caratteristico che assomiglia molto al flusso delle onde marine e che viene richiesto di essere mantenuto in una modalità dolce e continua. Non si devono fare sforzi per eseguire questa respirazione e il suono deve uscire in modo semplice e regolare dal corpo rilassato. Se viene difficile comprendere la modalità di respirazione, immaginiamo di dover sussurrare ad una persona qualcosa senza farlo sentire ad altri: ci accorgeremo di contrarre leggermente la gola senza farci caso.
La respirazione del pranayama ujjayi è principalmente toracica e subclavicolare e l’inspirazione e la espirazione devono avvenire attraverso le narici in quanto l’apparato della bocca è impegnato nel frizionamento dell’aria nella laringe. Nello specifico, il pranayama ujjayi si attua in questo modo:
- bisogna inspirare lentamente dalle narici contraendo i muscoli del collo per ostruire la glottide
- a questo punto il diaframma viene sollecitato e incontra una resistenza da parte della cintura addominale. Le costole alte vengono quindi alzate e dilatate e il torace assume la posizione da condottiero che da il nome al pranayama ujjayi
- l’espirazione deve durare il doppio rispetto all’inspirazione. Grazie al blocco della glottide, anche in questa fase si emette un dolce suono che accarezza le corde vocali.
Lo scopo del pranayama ujjayi risiede nell’ostruire parzialmente la glottide, quindi nell’aumentare la depressione intratoracica che fortifica la circolazione venosa polmonare e incrementa gli scambi gassosi e pranici; analogamente i polmoni si scoprono elastici e forti e l’ossigenazione avviene in modo efficace e alternativo.
Shankara.it
